Raoul Nardini - Poesie - Opera completa
a cura di Patrizia Belloi ed Elis Colombini
con una nota introduttiva di Franco Gollini
volume di pp. 544 ill. in BN
Euro 20,00
ISBN: 978-88-6509-048-0

L'uomo, l'opera, i giorni
Nota introduttiva di Franco Gollini

La buona notizia è che l'editore pubblica l'opera completa di Rauol Nardini, un poeta del secondo novecento, scomparso nel 1975 in punta di piedi nel mese di febbraio, mentre la città sonnecchia dentro una coltre di nebbia. Desidero qui ricordare, e con l'uso del verbo al presente, "l'uomo, l'opera e i giorni" rispettando cronologicamente il calendario degli avvenimenti. E' un amico che se ne va senza clamore, un uomo colto, umanista nato. Nasce il 28 ottobre 1919 a Modena, da Giuseppe Nardini (abile e stimato mediatore d'affari) e da Adelaide Lei (casalinga). Ha due fratelli, Mimmo e Marta. In quel tempo Raoul è messo a balia: evento mai più dimenticato. Raggiunta l'età giusta, diventa un promettente allievo presso la scuola di calcio, ha la stoffa da campione. Poi un giorno, proprio in occasione d'un allenamento in campo, subisce un infortunio al piede e all'osso della gamba sinistra. Il ragazzo non racconta a nessuno l'accaduto, anzi tace a bella posta, sopporta, nasconde perché teme l'allontanamento dal gioco. La situazione precipita sul piano sanitario. Il padre intuisce la gravità dell'accaduto e lo trasporta all'ospedale "Rizzoli" di Bologna, dove viene operano d'urgenza. L'esito é comunicato al genitore con queste parole: "L'infortunio di prima era guaribile in quaranta giorni. Per rimediare alle condizioni attuali ci vorranno non meno di quarant'anni. Resterà zoppo."
I genitori lo iscrivono alla scuola commerciale, a dispetto di quella letteraria invocata dal figlio, portato alla scrittura e incline all'insegnamento della lingua italiana. Fatto sta che si diploma in ragioneria a fatica e controvoglia. A modo suo, vi pone rimedio con frequenti letture d'autori moderni, quali Kafka, Montale, Pirandello. I giovani frequentano le sale da ballo. Lui se ne sta chiuso in casa ad ascoltare la radiotrasmissione di musica, notizie, commedie, oppure si reca tutto solo in parrocchia, dove si proiettano comiche filmate.
Nel 1939 scoppia la seconda guerra mondiale, dalla quale viene esonerano dal prestare servizio di leva per inidoneità fisica. Per reggersi in piedi o per camminare deve ricorrere all'aiuto delle stampelle e se ne vergogna. Il primo impiego è in banca, dalla quale si dimette per disagio. Poco dopo entra all'azienda elettrica con mansione da impiegato amministrativo. Si sposa nel 1942 con Graziella Rontani, una ragazza di bell'aspetto che lavora già presso la manifattura tabacchi. Deanna nasce il 24 maggio 1944 quale frutto del loro amore. Nel mondo divampa la guerra tra le Nazioni. In Italia dopo l'avvenuta resa del Re nelle mani degli Alleati, scoppia una devastante guerra civile che aggrava la ferocia in atto con ripetuti bombardamenti, rappresaglie, vendette e fucilazioni per strada. La resistenza italiana si affianca ai soldati anglo americani appena sbarcati sulle nostre coste. Cadono le prime bombe atomiche sulle città di Hiroshima e Nagasaki: le Città insieme agli abitanti sono ridotti in cenere.
Il mondo intero è attonito. Le parti belligeranti firmano la fine della guerra. La notizia viene accolta da euforici festeggiamenti da parte di ciascun fortunato superstite, chiamato a ricostruire case, fabbriche, ponti, strade, fognature, servizi urbani, condotte di luce, gas, acqua. La scarsità dei generi di prima necessità provoca sia fame e miseria, sia disoccupazione e insicurezza. Occorre più d'un decennio di faticoso lavoro per poi vedere il Paese alzare la testa dal fango. Torna il sorriso sul volto della gente, che può finalmente sperare nell'avvio del così detto miracolo economico.
Gli avvenimenti di quella stagione hanno una certa importanza: De Sica gira Ladri di biciclette. Escono, tra i nuovi libri, La luna e i falò di Pavese, e Aspettando Godot di Becket. Un'amara sorpresa attende Raoul nel 1954, la morte del padre Giuseppe. Un colpo devastante per il suo animo già turbato, fragile, irrequieto. L'eredità provoca contrasti fra gli aventi diritto. La quota a lui dovuta giunge a proposito, in un momento di difficoltà, di modo che, in perfetto accordo con la moglie, può acquistare un appartamento, destinando la parte restante alla figlia Deanna.
E' in quel periodo che l'artista si accosta al mondo poetico di Leopardi, di Gozzano, di Saba, di Campana e di Caproni. Ha modo di completare il catalogo della sua biblioteca, che mantiene in bell'ordine. La stanza ospita inoltre un piccolo studio a rifugio per l'anima, luogo d'ispirazione e di creatività. Nutre e coltiva una vera passione per la fotografia, diventando esperto collezionista di paesaggi, monumenti, e memorie, come (da Bois de Boulogne) "La primavera qui / è un battito d'ali / di polsi / di vita / un trotto ovattato di cavalli / nell'ippodromo di Longchamps". Esplora le grotte ricche di mistero, gli alberi secolari ed ama l'alta montagna. "Cerco nel cielo / immoto / una risposta / che non mi sa dare / l'erba assetata / né il silenzio" (da Canto la notte).
Nel 1957 acquista alcune novità editoriali, ad esempio Il dottor Zivago di Pasternak, e Quer pasticciaccio brutto de via Merulana di Gadda, e s'informa sull'opera di Camus, al quale è assegnato in quell'anno il premio Nobel. E' lo stesso Nardini a convocarmi nel suo studio, e ad estrarre dalla scrivania un quaderno a quadretti, copertina nera con l'orario settimanale delle lezioni stampato in prima pagina, e la tabellina pitagorica posta alla fine del doppio quaderno. Legge alcune poesie datate 1958, in calligrafia dai caratteri minuti, ma leggibili e corretti, privi di cancellature. Sono i suoi primi passi, che testimoniano l'inizio d'un percorso incentrato sulla ricerca del "sé". Ad un mio complimento sulla perfetta dizione d'un testo, mi confida d'aver superato, in gioventù e a pieni voti, una selezione nazionale d'annunciatore radiofonico, occasione perduta per colpa prima dell'infortunio alla gamba, dopo del lungo periodo di riabilitazione.
Oggi, la pubblicazione dell'intera opera offre agli studiosi la possibilità d'una lettura d'insieme, mostrando sia il progredire a tappe della creatività, che i traguardi mancati e quelli raggiunti. Accanto alle prime bozze mai cancellate, lascia in mostra insicurezza, progressi e ingenuità formali.
L'autore sigla ogni testo con titolo e data. I primi componimenti di quegli anni meritano particolare attenzione. Sono l'emblema d'una crisi esistenziale in atto, nella quale fanno capolino, (liriche del 1958 ­ 1959) i tanti aspetti di solitudine, paura del male, timore della fine, presenti in ogni uomo.
A dar man forte alla "banda dei due" si aggrega a noi Guido Cavani. Il gruppo si ritrova ad ogni fine settimana, presso la mia abitazione. Lo stimolo a comporre si fa serio, impegnativo, sperimentale, ma senza seguire correnti in "ismo" o formalità accademiche.
La "banda dei tre" prende in esame le opere di Machado e di Neruda, apprezzandone la bellezza espressiva. Un giorno il Cavani porta alla nostra ammirazione ben due libri del concittadino Antonio Delfini: Il ricordo della Basca. Dieci racconti e una storia, edito a Pisa da Nistri-Lischi nel 1956 e La Rosina perduta pubblicato a Firenze da Vallecchi Editore nel 1957. In quel tempo, Nardini e io siamo chiamati a correggere il testo del romanzo di Guido Cavani, Zebio Còtal, atteso da Bassani per l'edizione Feltrinelli del 1961. Il meritato successo editoriale del libro ci esalta, ci riempie di soddisfazione. Anni dopo, sei per l'esattezza, il grande scrittore, amico e maestro Guido Cavani (classe 1897) muore, nel 1967. Egli da buon profeta aveva predetto: "La gloria verrà, ma io non ci sarò più. Proprio coloro che rifiutarono di aiutarmi in vita, suoneranno le campane a festa. La città natale salirà sul carro del vincitore per dedicare a me una strada e convegni di studio, oppure per farmi dire cose mai dette."
La società italiana è in fermento, i giovani si buttano nella mischia a testa bassa perché vogliono contare. Gli operai, organizzati in partiti e sindacati, si attivano nella difesa della libertà e dei propri diritti. Gli studenti sintetizzano la voglia di cambiamento con slogan "L'immaginazione al potere. Lavorare meno per lavorare tutti" e la lotta politica assume forme drammatiche con scioperi, scontri anche violenti tra dimostranti e polizia e non mancano stragi eversive con morti e feriti. La guerra fredda divide il mondo in due blocchi contrapposti.
La vita familiare di Nardini attraversa un periodo felice. La figlia Deanna, ottenuta la laurea in medicina e chirurgia, continua a studiare, si specializza in psichiatria, emigra in Swizzera dove, rifatti gli esami in lingua francese, presta servizio medico a Ginevra. Inoltre la moglie Graziella provvede alla casa di Modena, segue il marito ovunque e lo asseconda con naturale fermezza, perché è lei ad avere un carattere forte, deciso e tale da non dar retta a tante storie, lamentele, dubbi del marito. Così facendo dimostra di volergli un bene dell'anima, un amore grande che è la somma di tante piccole cose, fatte di sguardi, d'attenzioni e di premure.
Incoraggiato dal clima familiare a lui favorevole, può dedicarsi tra l'altro allo studio dei poeti francesi. Tuttavia, è sempre in cerca d'una propria strada o d'un modo originale d'essere coerente con la tenace malinconia, così ben descritta in un verso "Ero triste anche se non volevo" (da Lontananze). Invoca scambi d'idee, suggerimenti, sostegno o incoraggiamento artistico. Gli manca la tranquillità del vivere il tempo quotidiano. Il luogo di lavoro gli appare ostile. Lo svolgimento della mansione amministrativa spesso l'annoia perché monotona, ripetitiva. I colleghi mal sopportano in lui l'aspetto polemico, derivato dall'autonomia di parola e di critica su ogni fatto e sul modo politico di gestire l'azienda. I dirigenti sono chiamati a valutare i propri dipendenti con note caratteristiche d'efficienza, efficacia, funzionalità, capacità, o di bravura lavorativa. La cultura umanistica non fa punteggio.
Il nostro autore si carica di stress. Troppi s'allineano i giorni da trascorrere seduto in ufficio a riempire tabelle statistiche, ad archiviare dati, a formulare proiezioni, a trascrivere a mano costi e ricavi su registri contabili colmi di cifre, calcoli, risultati grafici. Fuori e dentro la fabbrica, il movimento operaio urla a gran voce lo slogan "l'uomo giusto al posto giusto". Ecco perché egli sceglie, in opposizione della realtà, di affidarsi alla poesia, intesa quale via di fuga, ricerca della sintesi, tenere a freno il sovrapporsi dei pensieri. Si rifugia totalmente nella letteratura. Sappiamo che la sofferenza è muta sul nascere, poi a tratti loquace, infine straripante e devastante al pari d'un torrente in piena. Mettere i pensieri in fila, interromperne il corso, cercare un loro spazio, oppure aumentarne il valore attraverso le parole da mettere in mostra su una scala di righe verticali, diventa impresa ardua. In lui si fa largo il bisogno del viaggio interiore, ma con intendimenti liberatori, forse terapeutici, realizzabili attraverso la forma del diario poetico "E' la primavera / un peso che trascino / inerte / al ritmo vagabondo / dei miei passi" (da Lettera 16). L'autore, non appena superato lo scoglio della forte individualità, desidera farsi interprete della sofferenza di tutti. Prende in esame l'animo in perenne subbuglio, prova una gran passione per l'arte vera, quella capace d'elevare la vita, di riscattarla proclamandone i valori fondanti. Sappiamo che l'incontro con la poesia non avviene mai per caso, ma per predisposizione, sensibilità innata, o urgente bisogno a voler tracciare di se stesso un esame di coscienza a tutto campo, come in un perdersi per ritrovarsi.
La strada da percorrere non è mai facile per nessun autore, principiante o già affermato. L'arte assomiglia ad un traguardo che si allontana all'approssimarsi dell'artista, sicché il percorso si allunga per magia o per dispetto. Di questo parliamo durante gli incontri settimanali. E' attraverso la forma poetica che si riesce a comporre il complesso mosaico della propria vita interiore. Ci vuole un severo lavoro d'assemblaggio di parole e di suoni, una continua riflessione sul perché del proprio scontento o di quel non vivere appieno la quotidianità, i ruoli sociali, i legami affettivi, i rapporti in ambito sociale. Altro punto dolente? Rimangono i ritmi di vita già codificati, ripetitivi, alienanti. Noi tutti ci opponiamo all'idea d'essere ridotti a robot, a pedine d'un ingranaggio economico, oppure a vittime predestinate della necessità o ancor peggio a schiavi del mercato. Sull'altalena della nevrosi, il poeta si fa interprete del disagio esistenziale. Il Nardini s'interroga anche su questo: è da ritenersi giusto o ingiusto il dover accettare un pedaggio disumano in nome del progresso e della civiltà che avanza?
I temi preferiti dall'autore si legano al contraccolpo di tale contrasto, che può manifestarsi attraverso l'angoscia, la nostalgia, il rimpianto. La dolcezza del verso canta la bellezza d'un autunno spirituale, di una vita mancata o di quella mai vissuta appieno. Prende sostanza il dialogo con "l'altro" che é in lui, con un "io" invisibile quanto vitale, come radice nascosta, che trasmette linfa all'albero dalla chioma sempre verde. Ho memoria d'un Nardini tutto preso dalla ricerca di nuovi congegni espressivi, meglio se semplici, spontanei, visibili e tali da fissare sulla carta la sensazione emotiva appena provata. "Ricordo, che di giorno / l'acqua chiara / portava cieli e nuvole / a una foce lontana / e gli alberi cantavano / sommessi / lungo il greto" (da Il ponte).
Il Compito dell'arte è capire la vita per rappresentarla attraverso la musica, la pittura, la letteratura, che non dà mai risposte, ma suggerisce, mormora, denuncia, propone, orienta, illumina la mente. La scelta di parole appropriate da mettere in fila e ben allineate, contrasta con il disordine interiore ormai prossimo al naufragio. Inizia per lui la fase d'oro, durante la quale s'abbandona mentalmente alla bellezza dell'esistenza, al richiamo del silenzio tenace, alla naturale armonia degli elementi. "Un paese che amo / d'autunno / quando le brune zolle / sulla piana / e le foglie e gli sterpi / color ruggine / ricordano giorni di sole" (da Questi campi).
Diventa eccezionalmente produttivo. Sono questi gli anni più sobri e che segnano una fase alta dell'artista attratto da nuove intuizioni formali, nel tempo in cui "lavora dal di dentro" da dove trarre modelli di riferimento. Il non farsi fermare dal giudizio degli altri, diventa una regola in "Io non voglio vedere/ gli occhi della gente/ che non può capire" (da Dite che non ci sono). Il poeta ha difficoltà di vivere appieno le sue debolezze di carattere, ma lancia un inno alla libertà ovunque negata sia da contrasti, liti, condizionamenti, sia da persecuzioni, malattie, guerre, distinzioni di razza e di religione. Si lamenta, "Dio mi negava la giovinezza / ed il tenero abbraccio d'una madre" (da Lontananze). I traumi ricevuti da bambino restano fissati nella memoria come ferita mai rimarginata a testimonianza d'altrettante speranze frustrate.
Scrutare ogni angolo o sentiero dell'animo ben si addice ad un contemplatore di nuvole. La creatività favorisce l'esplodere di verità interiori: l'autore ha "cercato di capire / e di vivere / senza riuscirci" (da Più in là). Nel momento che è ispirato, si lascia vincere dalla urgenza del dire, dello scrivere, dell'esternare immagini, visioni, sensazioni. Canta "Vedrò il rosso d'un fiore / spuntare tra le pietre" (da Lettera 15). Ci riesce in modo lirico, utilizzando, al posto delle note musicali le parole. Le pone su un ipotetico pentagramma verticale, per far sì che ogni parola, isolata o insieme con altre, abbia una tonalità diversa in calare o in crescere, per favorire un'armonia ricca di suoni e di contenuti. A ben guardare è una ricerca che non s'arresta. Il Nardini chiede alla vita non sterili risposte, ma il conforto di un'autentica emozione, pathos, tenerezza, e tanta luce sul domani in ombra.

Scheda del libro

Nota dell'Editore

Comunicato stampa

Recensione

7 Marzo 2009 - L'opera di Raoul Nardini vince il Premio Letterario Nazionale
Cittá di Recco - Sezione Poesia

______________________________


vedi anche:

Il corridoio...

Si scambiavano i paesaggi. DVD su Antonio Delfini...

Goccia a goccia...

Oggi il mare chiude...
Archivio Fotografico Elis Colombini



Chi fosse interessato alle nostre pubblicazioni e avesse difficoltà a trovarle nelle librerie, può richiederle direttamente all'editore.

© Elis Colombini editore in Modena
Via Gregorio Lambrakis 21 - 41124 Modena - Italia - Tel. e Fax +39 059 236298

elis@colombinieditore.it

Home | Mappa del sito | Catalogo Edizioni | Archivio Immagini | Servizi Editoriali | Modenateca | Pubblicazioni in rete