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La pescheria. Appunti Sambenedettesi
di Achille Caropreso
pp. 64
Euro 15,00
ISBN: 978-88-6509-073-2
Scritti sul filo sottile ma tenace del ricordo,
questi appunti Sambenedettesi ci restituiscono un mondo fatto di luoghi, persone, atmosfere, emozioni e voci che riemergono dalla penombra del passato con la forza prorompente della nostalgia.
In bilico tra distacco e immedesimazione, l'autore ripercorre gli anni della giovinezza a San Benedetto, in un cammino sul sentiero della memoria che non è solo ricerca del passato, ma anche riscoperta di sé, della propria identità presente, che si rispecchia in quella di un tempo.
I frammenti di vita che compongono il mosaico della narrazione sono tratteggiati con sapiente levità in uno stile piano e colloquiale,
quasi che l'autore volesse intavolare un'intima, confidenziale conversazione con il lettore:
una condivisione del proprio mondo emozionale che è insieme ricordo, meditazione e scoperta.
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San Benedetto, mia cara città del Sud *
Giunsi a San Benedetto del Tronto in un assolato pomeriggio estivo del1958: il
cielo era azzurro intenso, tante rondini sfrecciavano rumorose, la luce
abbagliante ed il riverbero mettevano a dura prova i miei occhi colpiti da
congiuntivite che ben poco giovamento traevano dagli spessi occhiali da sole e
dalle premurose terapie al cortisone del dottor Xilo di Bologna.
Largo Pietro Micca - ove mio padre aveva trovato casa al civico n.1 - e l'attigua contrada
palpitavano di operosi marinai, di retare, di funare e di numerose famiglie. Il
mercato del pesce - quello di via Balilla - era una piccola ma non meno
prorompente vucciria sambenedettese, mentre il mercato della frutta di via
Montebello inebriava l'aria con intensi e penetranti profumi che ho sentito in
poche altre città. Gli ampi marciapiedi di viale Secondo Moretti erano ricamati
da piastrelle grigie e rosse, mentre gli alberi ornamentali avevano la chioma
potata in modo tale da assumere una forma cilindrica. Proprio al centro del
viale, di fronte ad una delle tante macellerie che allora aprivano bottega nel
cuore cittadino, sistemava il suo seggiolone da lavoro uno sciuscià - forse l'
ultimo, se non l'unico nella storia di San Benedetto - dal quale mio padre si
faceva pulire le scarpe, non per snobismo ma per consentire a quel povero uomo
il guadagno di qualche soldo; il suo nome di battaglia era Llumenà - Illuminati
- ed era zoppo ad un piede.
Il tratto finale di viale Moretti - a ridosso della
Rotonda - era abbellito dalla presenza di alcune ville liberty, prima che lo
scempio urbanistico, simile alla bomba sganciata da un aereo, le radesse al
suolo. Nei negozi di generi alimentari tutto si vendeva sfuso: la pasta, lo
zucchero, l'olio ecc... Allora - avevo appena nove anni - non me ne rendevo
conto, ma quando alcuni decenni dopo iniziai la mia vita da pendolare, mi resi
conto che San Benedetto era una stupenda città del centro sud, anzi del Sud. La
medesima sensazione avvertì mia moglie quando - eravamo ancora fidanzati- mise
piede nella mia casa di via Bezzecca: era l'autunno del 1979.
Dopo un lungo periodo di assenza ho ripreso a frequentare San Benedetto con una certa
assiduità; l'impronta meridionale della mia città non è più quella degli
anni '50, fagocitata dalla globalizzazione urbanistica, ma un'atmosfera diversa
l'avverto comunque. La granita di limone che viene servita nei caffè
sambenedettesi è simile a quella che ho gustato a Gallipoli e non a quella che
si può assaggiare al nord; le palme del lungomare - anche se molte malate - sono
più lussureggianti di quelle della Liguria o di altre regioni; le proprietà
organolettiche dei cibi sprigionano una forza che è quella impetuosa del mare;
il pesce, per essere fritto, viene appena infarinato e non immerso nella
pastella;... L'animus vivendi delle persone - soprattutto - è quello saggiamente
levantino e non rigorosamente austro-estense. Insomma, quando arrivo a San
Benedetto, già alla stazione avverto un'atmosfera che non è quella del nord, e
sono certo che un giorno - senza eccessivo sforzo - sentirò nell'aria "il
profumo dolce, intenso, speziato del sugo alla sambenedettese. Era il sugo della
domenica", quello che solo al Sud sanno fare.
Modena, 29 luglio 2011
Achille Caropreso
* Tratto da Lu Campanò, bimestrale del Circolo dei Sambenedettesi, agosto 2011
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vedi anche:
Collana NARRATIVA
Collana POESIA
Catalogo completo
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altri titoli correlati:
Il sugo della domenica
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