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da "LA CASA VECCHIA": Vanessa - racconto di Rossana Anderlini
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Ad ogni primavera si staccava dal folto dei noccioli, sempre nella stessa curva del giardino, la più arruffata e misteriosa, la più fitta di arbusti.
Volteggiava leggera e si posava su di me che, immobile stavo ad attenderla.
Vanessa sembrava una farfalla, perché ne aveva la parvenza, ma per me era certamente l'anima di una antica signora della villa che, non avendo avuto il cuore di lasciare per sempre il suo paradiso verde, vi ritornava ad ogni primavera.
Come avrebbe potuto essere soltanto una farfalla, dal momento che le farfalle ­avevo letto­ vivono soltanto una breve stagione, mentre Vanessa puntualmente ritornava ogni anno, riconoscendo il luogo, l'angolo del giardino e me che l'aspettavo?
Quando distendeva le ali su di una foglia o restava sospesa, leggera, su di un ramo, potevo osservarla da vicino. Il corpo, ornato di una peluria corta, fine, finiva in una testina verde scintillante, munita di due antenne filiformi. Le ali superiori dalle tinte cristalline, avevano sfumature delicatissime: dal bianco, al giallo, al marrone e al rosso ruggine che sotto i raggi del sole brillava di improvvisi riflessi d'oro.
Vanessa era una vera signora, sempre in abito da sera.
Forse era stata una principessa alla corte di Filippo V e per sciagurate ragioni di stato era andata sposa a un principe che non amava, o una Fata che aveva lasciato qui il suo mondo incantato, quando gli uomini decisero di non credere più nelle fate.
Era comunque pura bellezza, fugace ed eterna insieme, come è la pura bellezza.
Se nel giardino veniva gente, Vanessa spariva, volava alto, restava nascosta nel folto del fogliame.
Parlava solo con me: narrandomi degli intrighi che si tramavano nei vortici dei fastosi balli di corte, lassù nel salone, di cavalcate nei prati verdi fuori di casa e di furtivi e infelici amori con bellissimi stallieri.

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Rossana Anderlini , nata a Modena nel 1927, trascorre una infanzia serena in quella grande "casa vecchia" in compagnia dei suoi amici animali e della sua bella e unita famiglia. Meno serena sarà la sua adolescenza turbata dal grave assassinio del padre Arturo compiuto dai fascisti che nel 1944 avevano in mano la città di Modena. Segnata dalla grave perdita riesce ugualmente, aiutata "paternamente" dal fratello Giorgio, a completare gli studi di farmacia. Nel 1955 sposa un modenese e si trasferisce a Milano dove questi lavora. Nel 1957 muore l'amata madre Luisa, stremata dal mai superato dolore per la perdita del marito Arturo lasciando il terzo figlio, Filiberto, ancora adolescente. Ad allietare la vita di Rossana arriva nel 1958 Maria Luisa, sua unica figlia. Attualmente, rimasta vedova, vive a Milano, dove si dedica alla lettura e alla stesura della sua autobiografia, che trova in questo libro pagine di commovente testimonianza.
L'opera completa è stata pubblicata nel 2005 da Colombini Editore. vedi: scheda del volume

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Elenco dei contributi:



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