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LE ULTIME LETTERE DI... PIETRO BRIGHENTI
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* Nel 1799, Ugo Foscolo fu imprigionato nella Rocca di Vignola, dove rimase otto giorni prima di essere liberato dal Podestà, padre di Pietro Brighenti. Secondo la tradizione, la cella dove fu rinchiuso si trovava nella Torre Nonantolana: si tratterebbe della prigione che ancora oggi reca visibili sulla parete due grandi velieri tracciati in colore rosso.

Nel 1798 Ugo Foscolo si rivolse all'editore bolognese Jacopo Marsigli per pubblicare "Le ultime lettere di Jacopo Ortis". Gli consegnò una prima parte del manoscritto poi al ritorno degli austriaci nel '99, all'improvviso scomparve e non si fece più sentire, interrompendo in tronco l'edizione per arruolarsi volontario nella Guardia Nazionale. L'editore, dopo qualche mese d'attesa, intenzionato a stampare l'opera, si rivolse al modenese Pietro Brighenti, avvocato di professione e letterato per passione, che si accinse a completarla. Venne così alla luce La vera storia di due amanti infelici, ossia ultime lettere di Jacopo Ortis.
Saputa la cosa, il Foscolo si adirò fortemente e nell'autunno del 1800, venuto a Bologna come Capitano Aggiunto allo stato maggiore della Divisione Cisalpina, si recò furibondo alla stamperia del Marsigli. Alla vista dell'editore, il Foscolo sguainò la spada minacciandolo e coprendolo di ingiurie. Tra la folla accorsa a quel baccano, c'era anche il Brighenti, il quale con belle parole riuscì ad ammansire l'inferocito Capitano. Il Foscolo pretese però che il Marsigli, nella Gazzetta di Firenze del 3 gennaio 1801 e nella rivista Monitore Bolognese del 4 gennaio 1801, inserisse una sua protesta contro l'edizione delle "Lettere"e così si risolse la faccenda. Lo stesso 1801 il Foscolo pubblicò a Milano con
Il genio tipografico l'edizione ufficiale de Le ultime lettere di Jacopo Ortis.

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L'episodio viene riferito negli Opuscoli religiosi, letterarj e morali (periodico stampato a Modena, nel numero di Luglio-Agosto del 1885) all'interno della biografia di Pietro Brighenti scritta da Giorgio Ferrari-Moreni. Di seguito riportiamo una versione vivace e divertente dell'aneddoto, contenuta nel volume Opere edite e postume di Ugo Foscolo, Firenze, Le Monnier, 1854.

Ugo Foscolo cominciò a stampare in Bologna nel 1798 co' tipi di Jacopo Marsigli le lettere di Jacopo Ortis; ma, condotta l'impresa sìn presso alla metà, se ne rimase in un tratto, e scomparve improvvisamente da Bologna, ansioso di tornare a Milano. Ma, o non avesse le debite carte di viaggio, o i rigori vigili e sospettosi degli Stati modanesi impedissero a' viandanti il libero passaggio, egli con sola una guida passò il Reno e il Panaro, e prese la via delle montagne. Se non che, toccato appena il territorio vignolese, diede in una squadra d'uomini d'arme, ai quali preso in sospetto, fu condotto e sostenuto otto giorni nella rocca di Vignola.* Quivi umanamente raccolto e trattato dal Podestà del paese, entrò in tanta grazia del figlio di lui Pietro Brighenti, per la conformilà degli studj e delle Opinioni, che questi valse a farlo porre in libertà prima degli ordini di Bologna e di Modena, e ad agevolargli la sicurezza del viaggio. Frattanto deliberò dì far compiere il romanzo da altri: e avuto a sé il Marsigli, stato qualche mese ad aspettare l'autore, lo stesso Pietro Brighenti, il quale avea dato qualche saggio di sé negli studj, e per la tristezza dei tempi s' era condotto a Bologna a maniera di rifuggito, lo pregò e vinse a continuare le lettere. Difatti poco dopo egli le divulgò cui titolo: Vera storia di due amanti infelici, ossia ultime lettere di Jacopo Ortis: ed Angelo Sassoli, ricordato anche dal Carrer al capo XXVI della vita del Foscolo, fu un nome fittizio. Intanto Ugo, datosi a seguire la fortuna dell' armi, udì bisbigliare appena della vera storia degli amanti infelici ; ma saputone e vedutone poscia co' propri occhi il seguito, se ne adirò si fattamente, che proruppe quasi in un eccesso. Perocché tornato a Bologna nell'autunno del 1800, capitano aggiunto allo Stato maggiore della Divisione Cisalpina, corse di lancio alla stamperia del Marsigli. Il Foscolo era uomo di fiero cipiglio, ed avea un tono di voce profondo. Con atteggiamento militare: « Olà, dov'é Jacopo Marsigli ? » strilla a un garzone, e «Eccolo là », rispose il garzone intimorito, additando il padrone, che, sentito quell'intronamento minaccioso d'inchiesta, uscì fuori d'un attiguo stanzino: e il comparire del Marsigli con una riverenza, lo sfoderare della sciabola del capitano e il dire, Oh briccone! allo stampatore, che s'acquattò e rannicchiò tra un banco e il muro, fu un attimo. Accorrono spaventati gli uomini della stamperia; le grida si fanno più forti; niuno si attenta di accostarsi al soldato furibondo, che lancia contro all'intanato Marsigli una tempesta d'ingiurie e di vituperj. In questa entrano varie persone o chiamate dai garzoni, o sospinte dentro dalla curiosità: fra le quali, per singolare benignità di fortuna, il figlio del Podestà di Vignola, lo stesso continuatore, bell'uomo nella persona, maestoso a vedere, di pronto eloquio. Questi, preso gentilmente per mano il Foscolo, cercava d'abbonirlo con miti parole; e il Marsigli allora, fatto un po'd'animo metteva fuori di quando in quando la testa, e dimandava perdono, e additava il Brighenti, quasi volesse dire: Ecco il continuatore; se la rifaccia con lui. Finalmente il Foscolo riscosso dall' ira e mirato fiso in volto l'amico da Vignola, rinfoderò la sciabola, e abbracciollo intenerito con veemenza d' affetti e amabilità di cortesia, quale noi abbiamo veduto più volte su le scene Luigi Vestri passare in un tratto dall' ira alla calma, dal riso al pianto, e far piangere. Ciò non ostante, il Foscolo obbligò il Marsigli a una soddisfazione. Sgnéur sé, Sgnéur sé, rispondeva tosto lo stampatore spaventato, che ben più duri patti avrebbe soscritto. La soddisfazione dimandata fu questa:che il Marsigli dovesse inserire nel proprio giornale intitolato Monitore Bolognese, la seguente protesta del Foscolo contro l'edizione delle ultime lettere di Jacopo Ortis. Accettò, e non fallì della parola ; salvo che, non so con quanto lodevole furberia, tolse dal foglio de' 4 gennaio 1801, dove stampò il rifiuto foscoliano, le parole co' tipi dì Jacopo Morsigli, e ammonì ch'era tratto dalla Gazzetta di Firenze, ove non so se veramente fosse prima pubblicato.

Supplemento al Monitore bolognese n° 30
Rifiuto delle lettere apposte a Jacopo Ortis, morto.

Corrono delle Ultime lettere di Jacopo Ortis tre edizioni: la più antica in due tometti fu impressa in Bologna; l'altra ultimamente a Torino; la terza in un solo volume non ha data di stampatore. Perché oltre il nome dell' Ortis vi é posto in fronte il mio ritratto, quasi io fossi l' editore o l'inventore di que' vituperj, io dichiaro solennemente queste edizioni apocrife tutte e adulterate dalla viltà o dalla fame. Vero é che io erede dei libri dell'Ortis e depositario delle lettere da lui scrittemi ne'giorni, ne'quali la sua trista filosofia, le sue passioni, e più di tutto la sua indole, lo trassero ad ammazzarsi, ne impresi l'edizione non solo per confortare il mio esigilo o per far vivere (per quanto in me stava) il nome del mio solo amico; ma perché le sue disavventure, le sue virtù, la sua morte deliberata e l'apologia ch' egli fa del suicidio fossero di consolazione e di esempio agli infelici. Se non che più fieri casi m'interruppero questa edizione abbandonata a uno stampatore, il quale riputandola un romanzo, la fe' continuare da un prezzolato, che convertì le lettere calde, originali, italiane dell' Ortis in un centone di follie romanzesche, di frasi adulterate e di annotazioni vigliacche. Da questa vennero tutte le altre edizioni, guaste per altro diversamente, poiché dovendo spiacere gli alti sensi dell'Ortis a tutti gli usurpatori d'Italia, da lui profondamente abborriti, quei villani editori manomettevano anche ciò che spettava al suo vero autore, per palpare i diversi governi dove l'opera si stampava. Tacerò d'una versione francese stampata dagli Alains a Parigi e pubblicata da pochi giorni a Milano. Tutto é al solito refondu, corrigé et augmenté. Onde, fino a che mi concedano i tempi di riprendere la stampa dell'autografo delle Ultime lettere di Jacopo Ortis, io protesto apocrife e contaminate in ogni loro parte tutte quelle che saranno anteriori al 1801, e che non avranno in fronte questo rifiuto. Firenze, li 2 gennajo 1801.

.............................................................................................Ugo Foscolo

Maria Antonietta Terzoli, nel volume "Le prime lettere di Jacopo Ortis" (Salerno, 2004), indaga su questo episodio andando alla ricerca dell'identità di Angelo Sassoli, pseudonimo dietro il quale si nasconde, secondo il brano sopra riportato, Pietro Brighenti. La Terzoli sostiene che Angelo Sassoli è realmente esistito e nel volume ne ricostruisce la figura storica. Sassoli partecipa, nel 1794, a una fallita congiura contro il governo pontificio, di cui fanno le spese il suo amico bolognese Luigi Zamboni, ispiratore dell' insurrezione finito suicida in carcere, e il giovane piemontese Giovanbattista De Rolandis, impiccato nell' aprile 1796 a Bologna. Le carte del processo rivelano che all'individuazione dei congiurati da parte delle autorità giudiziarie parteciparono attivamente due rivoluzionari pentiti che erano stati tra le menti della rivolta: Antonio Succi e lo stesso Sassoli, il quale dopo una lunga detenzione scampò al supplizio grazie al suo delatorio voltafaccia. Legista con velleità letterarie, autore di operette in versi e in prosa politicamente «sospette» e perciò fatte sparire o consegnate alle fiamme, Sassoli occupava il grado di censore, cioè di revisore e correttore di testi altrui. Aveva insomma il compito istituzionale di intervenire su pagine non proprie e di modificarle secondo le necessità. Il tipografo Marsigli conosceva questa sua attività e per questo volle avvalersi del suo mestiere per la revisione dell'opera di Foscolo: un romanzo amoroso e politico, con evidenti sbilanciamenti rivoluzionari, la cui stampa era rimasta a metà e che visti i rivolgimenti di quegli anni avrebbe richiesto un lavoro censorio di cesello. Intorno al 30 giugno 1799, quando arrivano a Bologna gli Austro-Ungarici, l'Ortis era già pronto, rigorosamente anonimo, rivisto dal Sassoli. Ma la versione "purgata" per i francesi non va bene e allora l' editore corre goffamente ai ripari aggiungendo due paginette di Annotazioni volte a minimizzare gli eccessi libertari e anticlericali del testo. La censura però lo respinge. In agosto è dunque già pronta un' altra edizione, in due tomi, più adatta ai gusti del nuovo governo, con tagli, ricuciture e aggiunte di note che virano l' opera in senso antirivoluzionario. Intanto, il titolo cambia in Vera storia di due amanti infelici ovvero Ultime lettere di Jacopo Ortis. Questa volta la censura non ha motivi per porre veti alla sua divulgazione, che però non ottiene la fortuna di pubblico sperata dal Marsigli. Alla fine di giugno 1800, gli austriaci lasciano la città e dopo la battaglia di Marengo tornano i francesi. E' nuovamente necessario aggiustare il tiro. Dunque, pur lasciando intatto il titolo dell' edizione precedente, Marsigli provvede a ristabilire la redazione del testo rivoluzionario cassato. Ma questa volta con pieno successo di mercato.

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