Modenateca. Una vetrina di informazioni, storie e curiorità su tutto quanto riguarda Modena:
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LA MIA CITTÀ - Poesia di Raoul Nardini
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Questa mia città
dai muri sbrecciati
dalle vecchie strade
dai portici antichi
io la scopro d'inverno
emergere a poco a poco
tra le nebbie
della sera
negli scorci suggestivi
dei palazzi
nell'alone fantastico
dei lampioni
agli angoli
io la sento vivere
nel rumore dei passi
sui selciati
nella tipica parlata
della mia gente
nel nostalgico suono
di una campana
sulle piazzette
intime come campielli.
Ma ritorno sovente
colà
dove un arco armonioso
congiunge la mia torre
alle pietre del duomo
che respirano secoli.
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A GUIDO - Poesia di Raoul Nardini - dedicata a Guido Cavani
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Anche tu
come tutte le cose
che ho amato
sei scomparso così
in un giorno d'aprile.
Ora
quell'universo
che scorgevo
oltre la tua finestra
non è più là
nella incerta luce
delle nostre sere.
Ogni cosa è silenzio
come la tua camera
muta
e tutti i nostri cieli
azzurri
non hanno più
l'infinito profondo
dei tuoi occhi.
I viottoli
le siepi
gli orti
della tua periferia
non odono risuonare
i tuoi passi
la tua voce.
Intorno
non sento
la tua immensa umiltà.
Io so
di non aver perduto
un amico;
ho perduto
una parte di me
lungo il cammino.
Per ritrovarmi
ti cercherò
oltre i cipressi
sopra la collina
al cospetto del mondo.
Tu sei là
nei rintocchi di una campana
nel volo delle rondini
nelle finestre
e nei fuochi
che si accendono
a notte
nel perenne sussurro
del vento
nei profondi silenzi
delle tue valli.
Sei nei canti
di coloro
che ritornano
chiedendo ad una eco
la speranza
nei muretti di pietra
sopra i sassi duri
dei sentieri.
Sei nello sguardo
buono
di quel cane
che ti ha visto passare
lentamente
verso la tua ultima casa
e non capiva.
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L'ALLUVIONE - Poesia di Raoul Nardini
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Nessuno risponde, nessuno
più lotta, nessuno!
Il villaggio sommerso
riposa abbandonato.
Una coltre di fango
una poltiglia
d'acqua limacciosa
lambisce
morde
sgretola
antichi muri
antichi legni
antichi affetti.
Un arcipelago di tetti,
di comignoli
irreale visione
fa sperare
che da un incubo folle
da un sogno orrendo
risvegliar ci si possa.
Invano!
Nessuno risponde,
nessuno più lotta
nessuno!
Gli scheletri dei rami vischiosi
membra stecchite
si protendono in alto
verso l'immobile cielo.
Non c'è colore
più senza colore
del cielo cupo
di un'acqua limacciosa
di fango.
Non c'è silenzio
più profondo
della desolazione
né dolore
che superi
la disperazione
di una comunità
protesa invano
a difendersi
da un fato
ineluttabile.
Nessuno risponde
nessuno più lotta
nessuno!
Come giganti
lottarono
pei figli
le donne
i miseri averi
la terra
i suoi frutti
le loro speranze.
Il Prometeo cielo
li incatenò
inutili
disumani nella loro umanità
le braccia di fango
del fango di cui Iddio
l'avea plasmati
disperatamente protesi
a chiedere pietà
ad un livido cielo
senza pietà.
L'acqua che cadeva
fredda
implacabile
si mesceva alle loro lacrime
ma non lavava il sangue
le ferite
non strozzava nelle gole
l'urlo di dolore
purificava soltanto
un sacrificio
bello ed inutile
esaltando però
nelle pieghe della carne
nella sofferenza
la luce
delle loro anime
indomite e divine.
E' vero
che non c'è colore
più senza colore
del colore del fango
ma non v'è neppure luce
che più riluca
anche nel buio cupo
che lo stesso fango
lavorato dalle mani di Dio.
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Raoul Nardini
è nasce a Modena il 28 ottobre 1919. E' amico e corrispondente di Guido
Cavani e Franco Gollini, coi quali instaura una profonda amicizia, arricchita
dal comune interesse per la letteratura e dal reciproco stimolo a comporre e a
discutere insieme il proprio lavoro e quello degli altri. Muore a Modena l'8
febbraio 1975.
L'opera completa è stata pubblicata nel 2008 da Colombini
Editore. vedi: scheda del volume
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Elenco dei contributi: