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I SETTE CACCIATORI - Filastrocca raccontata da Ella Lodi
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C'erano sette cacciatori
sei nudi e uno senza camicia.
Hanno visto sette lepri:
sei gli sono scappate
e una non l'hanno potuta avere.
Quella che non hanno potuta avere
l'hanno messa in seno a quello a cui manacava la camicia.

Sono andatai in una casa
che mai non c'è stata e mai ci sarà
e hanno chiamato: "Ehi, della casa!"
Si è fatto fuori uno che non era a casa.
Gli hanno domandato:
"Avete una padella per friggere la lepre che ci è scappata?"
"Ne abbiamo sette: in sei mancano le sponde
e nell'altra manca il fondo."
"Dateci quella a cui manca il fondo."

Hanno mangiato tanto che hanno fatto indigestione
e hanno dovuto chiamare il dottor Balanzone
che non aveva mai guarito nessuno
e il primo che guarì morì.
Gli aveva ordinato sugo di catenaccio, lardo di moscerino, unto di piatti:
"da qui a cent'anni non avrete mai più un male al mondo".
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Ella Lodi ha 80 anni. Nata a Nonantola da una famiglia contadina, ricorda ancora questa divertente storiella, vivace esempio di nonsense padano. La "filastrocca" è strutturata in versi liberi e cadenzata da rime che, pur non obbedendo a nessuno schema metrico o fonico codificato, conferiscono al testo il ritmo cantilenante tipico della poesia popolare.
L'origine dell'ironica narrazione è, naturalmente, ignota. Ella la imparò da bambina, da un simpatico vecchietto che era solito, durante le lunghe sere d'inverno, intrattenere i fanciulli con facezie, storielle e "zirudeli" (sorta di raccontini salaci in dialetto strutturati per lo più in versi conclusi da rime baciate).
Nel povero mondo contadino di allora le famiglie si trovavano la sera "a veggia", ossia a vegliare insieme prima che arrivasse l'ora di coricarsi. Altri momenti liberi, nella dura giornata passata sui campi, non c'erano. Quelle "riunioni" servivano a socializzare, a passare un po' di tempo insieme: gli uomini chiacchieravano bevendo un bicchiere di vino, le donne si raccontavano i fatti della giornata cucendo o filando e i bambini giocavano facendo chiasso tutt'intorno.
D'estate ci si incontrava sull'aia per godere del fresco della sera e ristorarsi dopo una torrida giornata trascorsa a lavorare nei campi. D'inverno ci si riuniva nella stalla, l'unico luogo della casa dove si potesse stare al caldo senza bisogno di bruciare legna nel camino.

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