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ALFREDO PANZINI - 1905: in bicicletta da Barigazzo a Pievepelago
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Alfredo Panzini (Senigallia, 31 dicembre 1863- Roma 10 aprile 1939) è stato un importante scrittore e critico letterario. Nato da padre romagnolo e da madre marchigiana, trascorre l'infanzia a Rimini, dove frequenta per breve tempo il locale ginnasio, per poi trasferirsi a Venezia, dove completa i suoi studi liceali al collegio Foscarini. Dal 1882 al 1886 studia all'Ateneo di Bologna, dove consegue la laurea in Lettere. Durante il periodo universitario è allievo di Carducci ed Acri e conosce Giovanni Pascoli. Nel luglio 1890 sposa a Parma Clelia Gabrielli, dalla quale avrà quattro figli. Per quarant'anni insegna al liceo Mainardi di Roma e nel 1929 diviene Accademico d'Italia. Scrittore prolifico e originale, è autore di narrativa, di saggi letterari e di studi sulla lingua.Tra le sue opere di narrativa: La lanterna di Diogene (1907), Le fiabe della virtù (1911), Il Diavolo nella mia libreria (1920), Il padrone sono me! (1922), Diario sentimentale della guerra 1914-1918 (1923), Il libro dei morti e dei vivi (1930), Il bacio di Lesbia (1937). Panzini scrive anche opere di storia (Il conte di Cavour, 1931) e nel 1905 cura il ciclopico Dizionario Moderno per Hoepli.
Uomo di studi e di alto profilo intellettuale, sa essere però ironico e amabile, sa sorridere della vita con leggerezza e godere delle cose semplici. Nel 1905 intraprende un lungo viaggio in bicicletta da Milano a Bellaria, sulla riviera adriatica. Nelle pause ristoratrici tra una pedalata e l'altra scrive una serie di cartoline alla famiglia, che mettono in luce proprio questa vena umoristica della sua personalità. In una cartolina datata 15 luglio scritta al figlio Emilio da Dogana Nuova, località situata sui monti dell'appennino modenese, si legge:

"Per non rompermi l'osso del collo (scendendo da Barigazzo, a 1320 metri, a Pievepelago, 720 metri) ho attaccato alla bicicletta una fascina e due macigni, legati ad una corda. Così sono sceso e come vedi non mi sono rotto il collo. Anzi sto molto bene e lo dirai a mamà. La gente vedendomi scendere a quel modo, levando dietro un nuvolo di polvere, mi ammirava (compreso i cani) più che per i miei libri: ed anche ciò dillo a mamà. Qui giunto ho fatto un bagno in un torrente gelato!! E' stato delizioso. Pensa: tu non ti vuoi lavare!! Dopo andai a pranzo e mi hanno servito, come da tempo immemorabile, non ricordo. Ora mangio delle eccellenti fragole."

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Da una guida del TCCI (Touring Club Ciclistico Italiano) del 1899, in tre volumi dedicati all'Emilia, troviamo questa descrizione della strada:

Itinerario 213 - Modena-Passo dell'Abetone-Pistoia.
Lama Mocogno. Pievepelago
: buona; non molto carreggiata; senza solchi; accurata la manutenzione; pochissimo polverosa; inghiaiata totalmente fra l'ottobre e novembre; segnata con pietre chilometriche ogni due chilometri; pendenze assai faticose; larga m. 7,50 m. c.; senz'ombra; un'ottima fonte a Cà di Boccaccio che trovasi fra le pietre chilometriche 64 e 66 e un'altra fonte pure eccellente fra le pietre chilometriche 68 e 70. Barigazzo (chiesa - alla P.C. 72), alt. 1229 - km. 2 - Lezza, alt. 1100 - km. 1,8 Ponte (sotto Rocchicciola), alt. 1025 - Alt. int. 1060-1035-1055 - km. 9,9 Pievepelago, alt. 780 c. ab. 686-2871...

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