Modenateca. Una vetrina di informazioni, storie e curiorità su tutto quanto riguarda Modena:
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da "LE ALLEGRE SERATE IN VALROSSENNA": Peggio di Così - racconto di Nando Togni
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Quòla 'd la Caröla
PEGGIO DI COSI'!
Péz d'acsé!
Era maggio, il sole stava facendo capolino su, sopra l'Oca, e la giornata si preannunciava serena e calda. L'erba nei campi, proprio grazie all'andamento della stagione, era cresciuta molto ed era tempo di falciarla. Giacmàt qualche giorno prima si era interessato di trovare dagl'òver e stava appunto aspettandoli per andare nei campi. A Cà d'la Caröla, il suo sìt, che era stato lasciato in eredità a sua moglie, la Caröla appunto, il lavoro era cominciato almeno due ore prima ed era consistito nel disbrigo di "quei fatti" che in campagna si ripetono töc i dè ch'ziga Dio. Insieme alla moglie aveva accudito e munto chi dü calànch 'd vàca e le pecore, dato da mangiare alle galline e tutto era pronto per cominciare una giornata cun la fèra. Quando Giacmàt vide a distanza che i suoi amici stavano arrivando, cominciò con le solite raccomandazioni: - A m'arcmànd! Tu sei piuttosto "bilòia", oggi abbiamo della gente per casa. Cerca di essere pulita e di non farmi fare brutta figura. E stamattina "da colazione" fai i "ciacci castrati". -
Nel frattempo, i suoi amici erano arrivati e dopo avere scambiato poche parole con la Caröla, si avviarono al campo da falciare. Lungo il cammino non mancarono di lanciarsi le solite battutacce: - Ricordatevi, - disse uno - che come hanno sempre detto i vecchi, vangare, falciare e lavorare sono i più brutti mestieri del mondo! -
- Eh! Fanno bene quelli che non lavorano, tanto mangiano come facciamo noi! - aggiunse un altro.
Intanto erano arrivati ed iniziarono il lavoro. Intervallandosi leggermente, il primo cominciò a falciare, il secondo lo seguì a circa un metro di distanza e altrettanto fecero il terzo, il quarto e così via. Chi li osservava poteva vedere i falciatori avanzare distaccati di due passi di fianco e in avanzamento. Mentre si formava una lunga scia di erba tagliata, dalla loro fronte iniziarono a stillare e a perdersi nel terreno copiose gocce di sudore.
Cà d'la Caröla era un podere abbastanza lontano dalla "Via Nuova" ed isolato. La casa era sì vicinissima alla vèia vandèla, ma ormai su quell'antico tratturo non passava più nessuno e quindi ù sìt godeva della tranquillità più assoluta.
La Caröla, appena rimase sola, cominciò ad arrovellarsi il cervello per trovare il modo di fare un bel lavoro, dare una "buona impressione" ai braccianti e non sembrare una "bilòia". Portò nell'aia, vicino al pozzo dell'acqua, il paiolo, dentro al quale avrebbe poi "stemperato" la farina per fare la "colla", il sacco della farina, il sale e pensò di iniziare. Fece un gesto maldestro e si sporcò di farina bianca le maniche, il corpetto e la gonna. Innervosita, rivide con la fantasia il volto serio del marito quando, quel mattino, le aveva fatto tutte le raccomandazioni sulla pulizia della persona. - Mio Dio! - pensò - Sono una pasticciona. Non ci riuscirò mai. Proprio non riesco a fare niente di buono. Povera me! Sono in ritardo e gli uomini devono "fare colazione". Ma come? -
Improvvisamente, una luce simile ad un lampo le illuminò la mente. Ecco, come avrebbe fatto! La soluzione, semplicissima, prese corpo. La Caröla cominciò a spogliarsi fino a che non si ritrovò nuda, proprio come l'aveva fatta sua madre a suo tempo. - Così, se mi infarino o mi "incollo", dopo posso pulirmi, ma i vestiti restano in ordine. -
Ricominciò a preparare la colla. Aggiunse acqua alla farina precedentemente versata nel capace paiolo e si accorse che era diventata troppo liquida: - Cràdet te acqua ch'an gàpia piö farèina? - E aggiunse farina. Troppo dura: - Cràdet te farèina ch'an gàpia piö acqua? -
Farina acqua e acqua farina. Aggiungi una, aggiungi l'altra, si ritrovò con il grande paiolo pieno di colla, ma... finalmente della consistenza giusta. In quel momento l'orologio del campanile di Gombola battè le otto e Caröla si rese conto di essere irrimediabilmente in ritardo. Si innervosì, si agitò, e gira, e rigira, per preparare il fuoco per cuocere i ciacci. Sfortuna? Sbadatezza? D'un tratto inciampò, barcollò e... alla fine si ritrovò con il sedere dentro al paiolo, ovviamente immerso nella colla!
Il suo nervosismo salì alle stelle. - Adesso come faccio? Se mi devo lavare perdo un mucchio di tempo! -
Altra idea luminosa! Pensò al cane Péz. - Quello lì è sempre affamato. Se lo chiamo e mi faccio leccare ben bene da lui, risparmio un sacco di tempo e, nel frattempo, posso continuare a lavorare! - si disse.
- Péz! Péz! Péz! - cominciò a chiamare rivolgendosi nelle varie direzioni. Del cagnaccio nemmeno l'ombra! Arrabbiata, confusa e preoccupata continuò a chiamare il cane che non si decideva a comparire! - Ma dove sei, bestiaccia!? -
Si mise a girovagare intorno a casa alla ricerca del cane fino a quando, completamente dimentica dello stato in cui si trovava, si avvide di un signore che, risalendo in alto sulla vecchia carrareccia, era proprio all'altezza della casa. Gli si rivolse e gli chiese: - Per caso, signore, iìv vèst Péz? - Il viandante si fermò, trasse dalla tasca un fazzolettone e cominciò ad asciugarsi il sudore. Intanto esaminava il corpo nudo della donna e, in particolare, il suo sguardo si soffermò sul deretano tutto cosparso e gocciolante di colla di farina impastata. Infine, con sguardo stupito, si decise a rispondere: - No, chèra la mé dòna! Av pòs gàrantìr che mé péz d'acsé an ho mai vést eggnìnt! -
E, lemme lemme, riprese il suo cammino su verso la "Via Nuova".
Anche La Caröla, finalmente, si rese conto del suo stato e riconobbe a se stessa che péz d'acsé l'an ghè psìva andèr.
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Nando Togni, nato nel 1935 a Polinago nel Frignano modenese. Si
arruola, ma la carriera militare viene stroncata da un incidente di volo. In
seguito è assunto dal Comune di Modena ed assegnato al dipartimento di
Polizia Urbana. Passa poi al Dipartimento di Igiene Pubblica, dove viene adibito
al controllo dei funghi e matura una riconosciuta esperienza micologica. Ha
scritto: Le piante officinali nella medicina popolare..., BO 1979. Funghi buoni
e cattivi di pianura e collina, MO 1981. Bosco amico, BO 1982. Piante pericolose
nei boschi, nei giardini..., MO 1983. Togni-Fiandri, I funghi freschi, secchi e
conservati nella pratica ispettiva, BO 1987. Virtù e colpe delle piante,
MO 1987. I funghi italiani, MO 1989. Andar per funghi - Vademecum del cercatore,
MO 1990. Lady Phalloides: assassina o giustiziera?..., MO 2004. Attualmente
è libero professionista- Consulente micologo.
Sara Carpani, nata a Porretta Terme il 22 ottobre 1981, vive a
Vidiciatico, sull'Appennino Bolognese e frequenta la facoltà di Filosofia
presso l'Università di Bologna. Ha frequentato corsi per fumettisti
organizzati da "La Nuova Eloisa" e dallo studio grafico
"Inventario" a Bologna. Ha partecipato al concorso internazionale
"Baraccano" classificandosi settima nell'edizione del 2003 e seconda
in quella del 2004. Ha collaborato come illustratrice ad alcune pubblicazioni
scientificonaturalistiche e di storia e cultura locale. Attualmente scrive e
disegna progetti per la realizzazione di albi a fumetti.
L'opera completa è stata pubblicata nel 2005 da Colombini
Editore. vedi: scheda del volume
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Elenco dei contributi: